Quando le macchine parlano senza senso: le regole segrete dietro il linguaggio umano e quello dell’IA
Che cosa significa quando sia le persone sia l’IA possono dire “Il frambolo è uno storno” - e perché conta per il futuro dell’intelligenza?
Immagina questa scena: chiedi a un amico di inventare una frase come “Il gatto è nero”. Senza battere ciglio, risponde: “Il frambolo è sturnio”. Le parole sono un nonsenso, ma la frase è impeccabile. Ora chiedi la stessa cosa a un modello linguistico all’avanguardia. Inventa lo stesso identico nonsenso - grammaticale, sensato nella forma, ma pieno di termini inventati. Stanno entrambi seguendo le stesse regole? O c’è qualcosa di più strano in gioco nella rete intricata del linguaggio e dell’intelligenza artificiale?
Fatti rapidi
- Sia gli esseri umani sia i grandi modelli linguistici (LLM) possono creare frasi grammaticalmente corrette con parole inventate.
- Gli LLM generalizzano i pattern linguistici in modo statistico, non memorizzando regole grammaticali esplicite.
- Gli esseri umani spesso affermano di usare regole grammaticali, ma la ricerca suggerisce che gran parte del nostro uso del linguaggio è inconscio e automatico.
- Studi di probing mostrano che le rappresentazioni interne degli LLM contengono informazioni sintattiche recuperabili, ma non è chiaro se questo guidi la loro produzione.
- Filosofi e scienziati discutono se “seguire una regola” sia davvero una distinzione significativa sia per gli esseri umani sia per le macchine.
Dentro il paradosso: regole, pattern e lo specchio dell’IA
A prima vista, il linguaggio sembra semplice: mettiamo insieme parole secondo regole che abbiamo imparato a scuola. Ma la storia reale è molto più criptica. Per gli esseri umani, la capacità di produrre frasi corrette - anche con parole inventate - si basa su pattern profondamente interiorizzati, non sull’applicazione consapevole dei manuali di grammatica. I bambini, per esempio, parlano fluentemente molto prima di saper spiegare anche una sola regola grammaticale.
Gli LLM come GPT-4 funzionano in modo diverso ma arrivano a risultati simili. Addestrati a prevedere la parola successiva in vasti mari di testo, assorbono regolarità statistiche - come “articolo + nome + è + aggettivo” - e possono applicarle a parole nuove, persino senza senso. Non è memorizzazione meccanica: è generalizzazione probabilistica, una creatività combinatoria radicata nella statistica. Il probing dei loro strati neurali rivela tracce di sintassi, ma se queste vengano “usate” nella generazione o siano semplicemente presenti è ancora oggetto di dibattito.
Sia per gli esseri umani sia per le macchine, la narrazione del “seguire regole” è fragile. Filosofi come Kripke e Wittgenstein hanno messo in luce l’impossibilità di dimostrare che qualcuno stia davvero seguendo una regola e non stia semplicemente agendo in un modo che si adatta a un pattern. In pratica, sia i cervelli sia gli algoritmi si adattano a istruzioni esplicite - come evitare una certa parola - ma, per lo più, operano in una zona grigia tra regola e pattern.
Il dibattito si contorce ulteriormente quando marketing e paura si scontrano. Le Big Tech esaltano l’“intelligenza” dell’IA, mentre i critici si affrettano a difendere l’unicità umana. Ma la realtà è più ambigua. Come sosteneva decenni fa il pioniere della cibernetica Gotthard Günther, forse abbiamo bisogno di nuove categorie - né “macchina” né “mente” - per descrivere sistemi che generano informazione significativa senza un sé cosciente.
Conclusione: ripensare l’intelligenza oltre il manuale delle regole
Quando sia le persone sia le IA possono dire “Il frambolo è sturnio” e far sì che abbia perfettamente senso dal punto di vista grammaticale, è il momento di mettere in discussione che cosa significhino davvero regole, intelligenza e persino “pensare”. I confini tra algoritmo e mente sono più sfumati che mai. Invece di chiederci se le macchine “pensano”, forse dovremmo inventare nuovi modi per descrivere ciò che loro - e noi - facciamo davvero quando diamo senso al nonsenso.
WIKICROOK
- Grande modello linguistico (LLM): Un grande modello linguistico (LLM) è un’IA addestrata a comprendere e generare testo simile a quello umano, spesso usata in chatbot, assistenti e strumenti per i contenuti.
- Morfosintassi: La morfosintassi studia come le forme delle parole e la struttura della frase interagiscono, un concetto usato nella cybersecurity per analizzare e rilevare minacce basate sul linguaggio.
- Probing: Il probing consiste nello scandagliare sistemi o reti per raccogliere informazioni su vulnerabilità, servizi o difese, aiutando sia gli attaccanti sia i professionisti della sicurezza.
- Generalizzazione: La generalizzazione è la capacità di applicare pattern di sicurezza appresi a minacce nuove e non viste, aiutando i sistemi ad adattarsi e a rilevare nuovi attacchi informatici.
- Connessionismo: Il connessionismo modella i processi cognitivi usando reti di unità semplici, ispirando le reti neurali nell’IA e nella cybersecurity per il rilevamento adattivo delle minacce.