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👤 NEURALSHIELD
🗓️ 23 Apr 2026   🌍 Africa

La nuova frontiera del cybercrime: perché gli hacker stanno lasciando l’Africa (per ora)

Mentre i cybercriminali spostano il mirino sull’America Latina, i tassi di attacchi informatici in Africa calano - ma gli esperti avvertono che la tregua potrebbe essere di breve durata.

Solo un anno fa, l’Africa era il terreno di caccia più ambito al mondo per i cybercriminali. Ora, con l’avvio del 2026, il continente riprende fiato - mentre l’America Latina si ritrova nel mirino di un’impennata globale del crimine digitale. Ma la tregua africana è il segnale di un progresso reale, o soltanto una pausa prima del prossimo assalto?

Dati rapidi

  • All’inizio del 2026, le organizzazioni africane hanno registrato un calo del 22% degli attacchi informatici settimanali rispetto al 2025.
  • L’America Latina guida ora il mondo per frequenza di cyberattacchi, con una media di 3.050 attacchi per organizzazione a settimana.
  • Alcuni Paesi africani, come Kenya e Marocco, hanno visto i tassi di attacco più che dimezzarsi; altri, come l’Etiopia, hanno registrato aumenti.
  • Gli attacchi ransomware restano rari in Africa, rappresentando solo il 2% degli incidenti globali.
  • Gli esperti avvertono che il calo potrebbe essere temporaneo, poiché gli attori della minaccia spostano costantemente tattiche e bersagli.

Secondo l’ultimo rapporto “Cyber Threat Landscape” di Check Point Software, nel primo trimestre del 2026 le organizzazioni africane hanno subito circa 2.700 cyberattacchi a settimana - un netto calo rispetto ai quasi 3.500 a settimana dell’anno precedente. Pur restando sopra la media globale di 2.000, questo segna un’inversione significativa per una regione a lungo considerata un bersaglio facile.

Questo cambiamento non è casuale. Sergey Shykevich, threat intelligence group manager di Check Point Research, attribuisce il calo a due fattori principali: le organizzazioni africane stanno finalmente rafforzando le proprie difese informatiche e gli attaccanti sono sempre più attratti da nuove opportunità altrove, in particolare nelle economie dell’America Latina in rapida digitalizzazione.

Eppure, la situazione non è uniforme in tutto il continente. Kenya e Marocco hanno beneficiato di forti diminuzioni, mentre il tasso di attacchi in Etiopia è balzato di quasi il 30%. La Nigeria, hotspot perenne, ha registrato un calo del 12% ma continua a guidare la regione per volume complessivo di attacchi. Anche le tipologie di minacce stanno evolvendo: gli attacchi distributed denial-of-service (DDoS) e gli exploit di vulnerabilità sono in diminuzione, ma malware on-device e programmi indesiderati restano diffusi, secondo Kaspersky Lab.

Nel frattempo, la trasformazione digitale dell’America Latina sta superando gli investimenti in cybersecurity, rendendo la regione una calamita sia per i cybercriminali sia per gli hacker legati a Stati. I settori sanitario e governativo sono particolarmente vulnerabili, e i cambiamenti geopolitici in corso non fanno che intensificare il profilo di rischio della regione.

Ma il calo degli attacchi in Africa è una tendenza destinata a durare o un’anomalia statistica? Gli esperti restano cauti. “Di per sé, [il calo] è insufficiente per stabilire se si tratti di un cambiamento strutturale duraturo o di una fluttuazione temporanea”, avverte Ian Van Rensburg, responsabile della security engineering per l’Africa in Check Point. Il ransomware, per esempio, resta raro in Africa ma potrebbe facilmente tornare man mano che i criminali adattano le proprie strategie. Con il 41% dei dispositivi africani ancora colpiti da qualche forma di malware, la minaccia è tutt’altro che sconfitta.

Mentre i cybercriminali inseguono nuovi bersagli, la comunità africana della cybersecurity ottiene una rara occasione per riorganizzarsi. Se questa calma durerà - o se precederà soltanto la prossima tempesta - resta da vedere. Per ora, il continente è fuori dalla prima linea, ma nel mondo del cybercrime nessuna regione resta al sicuro a lungo.

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Per ridurre l’esposizione a malware, programmi indesiderati e campagne ransomware - minacce citate nel report e spesso diffuse su endpoint poco protetti - una soluzione concreta è Kaspersky Premium, suite di sicurezza per PC e dispositivi mobili acquistabile in licenza. Integra protezione in tempo reale contro virus e trojan, analisi comportamentale per bloccare attività sospette, difese anti-phishing per email e siti malevoli e funzioni di controllo delle app potenzialmente indesiderate. Include inoltre strumenti di privacy (protezione webcam/microfono) e moduli per la sicurezza delle transazioni online, utili in contesti di rapida digitalizzazione dove gli investimenti in cybersecurity faticano a tenere il passo. Il prodotto è disponibile su diversi canali e si può acquistare anche su Amazon.

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  • Distributed Denial: Un attacco Distributed Denial of Service (DDoS) sovraccarica un server con traffico falso, rendendo siti web o servizi inaccessibili agli utenti reali.
  • Ransomware: Il ransomware è un software malevolo che cifra o blocca i dati, chiedendo un pagamento alle vittime per ripristinare l’accesso ai propri file o sistemi.
  • Vulnerability Exploit: Un exploit di vulnerabilità si verifica quando gli attaccanti sfruttano falle in software o sistemi per ottenere accesso o controllo non autorizzati, spesso causando violazioni dei dati.
  • On: L’elaborazione on-device significa che i dati vengono gestiti localmente sul dispositivo, non inviati a server esterni, migliorando privacy e sicurezza.
  • Nation: In cybersecurity, “nation” indica un attore sostenuto da un governo che conduce operazioni informatiche come spionaggio o attacchi per promuovere interessi nazionali.
Cybercrime Latin America Cybersecurity

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AI System Protection Engineer
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